Vedi anche: É il momento di superare la dipendenza emotiva
Siamo tutti dipendenti fin dal momento in cui inizia la nostra vita. Siamo dipendenti nel grembo di nostra madre e la prima volta che piangiamo, siamo dipendenti quando cadiamo per la prima volta e nei nostri primi incontri verso l’ignoto. Siamo tutti praticamente ed emotivamente dipendenti; abbiamo bisogno di altre persone che facciano le cose per noi o che ci mostrino come farle. Tutti noi abbiamo bisogno di altre persone perché siamo esseri sociali ed emotivi. Ma questo significa che siamo necessariamente vittime della dipendenza emotiva?
Niente ci può causare turbamenti emotivi come un altro essere umano. Pensate al vostro primo bacio, al vedere qualcuno per la prima volta dopo anni, o a un abbraccio rassicurante. Tu respiri, io respiro, noi respiriamo.
Da adolescenti, lottiamo con le unghie e con i denti per la nostra indipendenza per poi renderci conto che la vera indipendenza non è possibile: i nostri bisogni primordiali non funzionano bene con l’indipendenza. Pensate all’amore e all’affetto, agli incontri e ai disaccordi. Creare un mondo (utopico) indipendente non ci farebbe bene.
Dipendenza emotiva: un dato di fatto o una prigione?
Quindi, se la dipendenza emotiva è naturale, perché la psicologia e noi stessi la trattiamo come un problema da evitare? Una ragione è che la psicologia non è immune dalle tendenze sociali sempre più individualiste; un’altra ragione è che la dipendenza può diventare negativa quando si fissa su una persona specifica. Succede quando diamo a qualcun altro la responsabilità di affrontare i capricci e i bisogni del nostro bambino interiore, allora pensiamo che quella persona sia insostituibile.
Vediamo un semplice esempio. Caterina sta modificando l’arredamento della sua casa e vorrebbe spostare un mobile. È decisamente troppo pesante per lei e ha bisogno dell’aiuto di qualcuno. Potrebbe aiutarsi da sola studiando fisica e meccanica e costruendo un cric su ruote per spostare i mobili. Tuttavia, questa soluzione non è praticabile al momento.
Una ovvia soluzione
La soluzione più ovvia è trovare persone più forti di lei. Caterina pensa ai suoi figli, ma sono in vacanza, allora chiede aiuto ai suoi nipoti e loro sono felici di dare una mano. Quindi Caterina è si dipendente, ma non dipende dai suoi figli: se loro non possono farlo, è in grado di cercare aiuto altrove. Lo stesso accade con l’indipendenza/dipendenza emotiva.
Diventa pericoloso quando dipendiamo da una sola persona. Quando ci aspettiamo che sia lei ad assumersi la responsabilità del nostro stato emotivo, della nostra felicità/infelicità. È veramente pericoloso perché ci indebolisce e molto probabilmente sul lungo termine, può rovinare il rapporto con questa persona. Tuttavia, la parte peggiore succede prima che la relazione finisca. Ci faremo del male e ci umilieremo con misure disperate per evitare di perdere la persona da cui dipende la nostra felicità.
I quattro passi della dipendenza emotiva
Se non posso sentirmi amata e necessaria, se tu neghi di stare male per me, se non sono nemmeno capace di farmi odiare da te, ora dovrai notarmi, che tu lo voglia o no. D’ora in poi, cercherò di farmi temere da te
Il percorso verso la distruzione emotiva causata dalla dipendenza tende ad avere quattro fasi distinte e inizieremo a fare questi passi quando cominceremo a temere la perdita: questo tipo di paura è solitamente priva di fondamento e rende purtroppo la dipendenza ancora più forte.
Il primo passo
Per una persona dipendente è cercare di rendersi indispensabile alla persona da cui dipende: parla costantemente e mette in evidenza il contributo che dà alla vita dell’altra persona. “Se non fosse per me…”, “Chi altro farebbe questo per te?”, “Puoi provarci, ma non troverai mai nessun altro come me”.
La persona a carico può anche cercare di essere tipo una “garanzia” per l’altro: “se stai con me, non ti mancherà mai nulla”.
Il secondo passo
Quando il primo non funziona potrebbe essere quello quando la persona dipendente fa la vittima per ottenere pietà. I piccoli problemi quotidiani allora diventano vere e proprie tragedie e se l’altra persona cerca di andarsene in questi momenti, lo faremo apparire come un mostro: è di solito una strategia che una persona dipendente conosce bene e che probabilmente usa per attirare attenzione.
Il terzo e il quarto passo
Sono passi esemplari: con questi passi, il dipendente cerca di proteggersi da ciò che più teme, ovvero l’indifferenza. Questi due passi sono intercambiabili, possono accadere nello stesso momento, l’ordine non è importante.
Entrambi i passi attingono a emozioni primordiali: odio e paura. Temendo l’indifferenza, la persona dipendente cerca di far sì che l’altro lo odi. È una forma di autoinganno: vuole essere presente nella vita dell’altra persona cercando di creare dei sentimenti e dei legami, anche se il sentimento principale è l’odio.
Il passo successivo è quello di minacciare con il ricatto: “se anche solo pensi di andartene, non so cosa farò”, “se sparisci non avrò più motivo di vivere”, “se decidi di andartene, ti prometto che non mi vedrai mai più”, “poi non piangere dopo che me ne sarò andato”. La persona dipendente cerca di diffondere la paura della perdita. Questa paura è uno stratagemma, ma serve come sostituto dell’amore.
La persona dipendente soffre e fa soffrire gli altri
In un modo o nell’altro, la persona dipendente è torturata dalla propria dipendenza. Se è vittima di qualcosa, affiderà il proprio destino e le sue speranze a qualcun altro: questo lo costringerà a sacrificarsi perché quella persona non se ne vada. Sente fortemente che se l’altra persona se ne va, perderà tutto, perderà la vita. Molto di ciò che dirà in proposito sarà manipolativo, ma sotto sotto c’è vera sofferenza.
Purtroppo è difficile ammettere la dipendenza emotiva. Si rischia di essere etichettati come vigliacchi, deboli di carattere, o addirittura sciocchi e superficiali. Tuttavia, identificare la dipendenza è il primo passo per costruire invece la propria indipendenza. La chiave è capire che, sebbene i nostri bisogni siano unici, le persone che possono soddisfarli sono davvero tante e tante sono le modalità con cui questi possono essere soddisfatti.
Vedi anche: É il momento di superare la dipendenza emotiva
Ringraziamo Carlo Renzetti per l’articolo
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