Le materie plastiche scartate finiscono dappertutto, anche nella pancia degli animali.
Sono sempre più frequenti i ritrovamenti di animali morti a causa della plastica rinvenuta nel loro apparato digerente, pesci ma anche tartarughe, foche delfini e addirittura balene che non sono immuni da questo pericolo
Sono state ritrovate balene, come quella in Indonesia nel 2018 che aveva nello stomaco un grosso grumo contenente di quasi 6 chili di rifiuti di plastica. I ricercatori del World Wildlife Fund hanno notato che il grumo comprendeva 115 bicchieri di plastica, quattro bottiglie, 25 sacchetti, due infradito, un sacco di nylon e più di 1.000 altri piccoli pezzi di plastica; più recente invece la balena trovata morta nelle Filippine con 40 chili di plastica nello stomaco.
È facile pensare acquistandola per comodità “ma si, in fondo è una sola bottiglia”, ma scelte come questa si sommano ad almeno 8 milioni di tonnellate di plastica che si riversano nei nostri oceani ogni anno. Fare scelte diverse può cambiare la situazione e conservare meglio i nostri oceani.

Come si produce la plastica e dove finisce
La produzione di plastica si basa su un consumo costante di petrolio greggio, una risorsa limitata che diminuisce di giorno in giorno. Il nostro insaziabile utilizzo del petrolio ha portato a una lunga lista di impatti ambientali dannosi, tra cui catastrofiche fuoriuscite dalle navi cisterna durante il trasporto via mare con conseguente distruzione dell’habitat naturale.
Lo smaltimento della plastica sotto forma di incenerimento rilascia sostanze pericolose come diossina nell’atmosfera che respiriamo e nelle acque sotterranee. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le diossine possono causare diversi problemi riproduttivi e di sviluppo, danneggiare il sistema immunitario, interferire con gli ormoni e altre gravi problematiche.
Naturalmente, non tutta la plastica viene incenerita. Secondo un recente rapporto, circa 9 miliardi di tonnellate di plastica vergine sono state prodotte fino ad oggi in tutto il mondo. Di queste, i ricercatori stimano che quasi 7 miliardi di tonnellate sono state smaltite nei seguenti modi:
9 per cento riciclato
12 per cento incenerito
79% accumulato nelle discariche o nell’ambiente naturale
Gran parte di questi rifiuti, possiamo supporre, è costituita da plastica monouso: plastica progettata per essere utilizzata una sola volta prima di essere smaltita.
Il riciclaggio non è la risposta (!)
Ridurre, riutilizzare e riciclare per anni, le “tre R” sono state propagandate come la soluzione al nostro crescente problema dei rifiuti. Tuttavia, l’enfasi eccessiva sul riciclaggio in realtà perpetua il problema, poiché non ci costringe a cambiare le nostre abitudini di consumo.
In altre parole, il riciclaggio ci dà un lasciapassare per continuare ad acquistare nuovi prodotti, a patto che poi gettiamo l’imballaggio nel bidone blu. È meglio concentrarsi sulle altre due R e soprattutto sul ridurre drasticamente l’utilizzo di plastiche monouso e cambiare davvero questa abitudine.
Grazie a chi vorrà contribuire a questo cambiamento che indubbiamente è legato alla capacità di ognuno di noi di uscire dalla propria zona di comfort
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