La parola “Tarocco” è la forma italianizzata del termine “Taro”/”Tarot”, le cui derivazioni dal punto di vista etimologico non sono accertate. Secondo le teorie che fanno risalire il termine alla lingua degli antichi Egizi, il significato corrisponderebbe a “La Via Reale” (“Tar” e “Ro”), la strada regia della vita, oppure a “la Via di Mercurio” (inteso come dio della magia); altre lo legano al latino “Rota”, ovvero “Ruota”, la ruota della vita, e in questo caso avrebbe una corrispondenza con altre parole di antiche scienze, come ad esempio “Chakra”, il cui significato è sempre “Ruota”; per coloro, invece, che sostengono una derivazione ebraica, la parola sarebbe composta dalle stesse lettere di Torah, nel senso di “Legge” della vita. Ulteriori studi specialistici riguardanti i Tarocchi, attribuiscono alla parola radici arabe, associandola sia al termine “Naib”, presente anche nella lingua ebraica, termine giunto sino in Spagna e trasformatosi poi nello spagnolo “Naipes”, che veniva utilizzato per indicare i giochi con le carte, ma anche tutto ciò che riguardava la magia, l’astrologia, la “stregoneria”, sia ad un’altra parola araba “Tari qa”, ovvero “Via”, significato già comparso in altre ipotesi.
L’Opera dei Tarocchi
Attualmente il termine “Tarocchi” viene genericamente utilizzato per indicare le carte che si utilizzano come strumento di divinazione (intesa come passato, presente e futuro), ma in realtà la dicitura più corretta dovrebbe essere “Opera dei Tarocchi” oppure “Opera dei Tarots”, che al suo interno è composta da i cosiddetti “Arcani Maggiori” e “Arcani Minori”.
Personalmente, a tali ultime definizioni preferisco “Arcani Radice” al posto di Maggiori, e “Arcani Gemme” al posto di Minori. L’impiego delle attribuzioni “Arcani Maggiori” e “Arcani Minori” crea nell’immediato nella mente di chi le ascolta una scala di valore, una scala di valutazione, in cui in modo scontato e automatico i maggiori si presentano più grandi, più importanti, di maggiore respiro, mentre i minori vanno a occupare la posizione dei più piccoli, più insignificanti, più ristretti, tutto ciò avviene poiché la mente umana (soprattutto quella occidentale) al momento è ancora molto impostata su una struttura binaria in cui una polarità coincide con il “bene”, mentre l’altra coincide con il “male”.
Radici e gemme
Al fine di evitare un’associazione del genere, che determinerebbe una visione e comprensione distorta dell’intera opera dei Tarots, ho scelto due denominazioni prese in prestito dal mondo della natura, strettamente connesso ai Tarots, sia figurativamente che simbolicamente. In particolare le radici e le gemme, che rappresentano due parti distinte di una pianta o di un albero (e se vogliamo anche degli altri esseri viventi), con funzioni differenti, ma parimenti fondamentali per il funzionamento generale dell’organismo, così come avviene nell’opera dei Tarots e le sue componenti.
Le radici sono le fondamenta, la base di appoggio, le origini, da cui si trae nutrimento e forza vitale; ugualmente gli arcani maggiori rappresentano le basi della vita, le lezioni fondamentali che più o meno tutti, in un modo o nell’altro, prima o poi, attraversano, da cui si trae nutrimento per crescere e sviluppare le proprie potenzialità. Le gemme sono tanti nuovi occhi che si affacciano, che permettono all’organismo di espandersi, che segnano il rinnovarsi e il progredire della vita; ugualmente gli arcani minori rappresentano le svariate sfaccettature dell’esistenza, ognuno ne rappresenta un aspetto, un particolare e non la sua totalità, ma è proprio grazie all’attraversamento di tale particolare che si può fare un determinato passo in avanti e guardare il mondo con occhi nuovi.
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