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L’anima nel corpo

    L’anima nel corpo, di Chiara Pica

    Come sappiamo in tanti, oggi è per molti divenuto fondamentale adeguarsi all’immagine socialmente accettata. Per far questo però reprimiamo un sacco di emozioni e cose che vorremmo dire. Ci siamo però mai chiesti dove tutto questo vada a finire? Questa energia inespressa o finanche repressa crediamo davvero possa scomparire senza lasciare traccia? La medicina quantistica ci insegna oggi, e già ce lo insegnava prima la medicina energetica, che nulla può essere eliminato nel nostro mondo interiore.

    Lo stesso Freud disse “Le emozioni inespresse non moriranno mai. Sono sepolte vive e usciranno più avanti in un modo peggiore”. Quale modo? Non trovando nessuna valvola di sfogo, queste emozioni finiscono per riversarsi sul corpo. Prima in modo più transitorio e leggero, quasi a volerci dare il tempo di correre ai ripari, di cambiare atteggiamento prima che le cose precipitino. Quale che sia il disturbo in questione, è fondamentale prevenirne l’insorgenza. Come? Proprio dando maggiore attenzione a quei segnali corporei che il fisico tenta, troppo spesso invano, di mandarci. E allora ascoltiamoci e smettiamo di reprimerci se non ci vogliamo ammalare seriamente.

    Due facce, una medaglia

    Ora, non ha alcun senso dividere il somatico dallo psichico: manifestazione somatica e manifestazione psichica sono solo due facce della stessa medaglia, la manifestazione di un qualcosa di più profondo che sta alla base di entrambe. Un concetto che oggi possiamo identificare col “daimon” citato più volte da James Hillmann, o con il Sé, inteso in senso junghiano. Ovvero quell’essenza profonda che sta dentro ognuno di noi. In questo senso il corpo è un messaggero, ovvero utilizza un linguaggio che nel suo stesso estrinsecarsi descrive con chiarezza i meccanismi che stanno alla base del messaggio che quel sintomo vuole mandare.

    È come se lo psicosoma avesse una sua saggezza profonda che vuole intenzionalmente comunicarci qualcosa.

    I sintomi sono simboli

    Ogni sintomo ha un significato simbolico. Questo aspetto lo possiamo ravvisare egregiamente nel modo in cui parliamo quando descriviamo i nostri sintomi. Infatti quando una persona sta parlando dei suoi sintomi in realtà sta già dicendo qualcosa sulla sua condizione interiore. Quando diciamo che abbiamo un “nodo in gola” è perché qualcosa di non detto e non chiarito non è stato espresso e dunque è rimasto bloccato in gola, dove risiedono le corde vocali; quando diciamo che si ha “un peso sullo stomaco” è perché troppi rospi sono stati ingoiati passivamente e noi non abbiamo fatto nulla per impedirlo. Quando un dolore “ci trafigge” è perché ci sentiamo pugnalati da qualcuno o qualcosa. Avere un bruciore da qualche parte è similare a quando diciamo “mi fa bruciare di rabbia”: quindi le irritazioni (di qualunque genere esse siano) sono sempre legate alla rabbia che da qualche parte in noi ci sta bruciando, irritando. Ancora, una persona che a causa di un eczema vuole “strapparsi la pelle” sta in realtà cercando di togliere un confine che avverte come limitato verso il mondo esterno, Ricordiamo infatti che la pelle simboleggia proprio il confine relazionale che abbiamo nei confronti degli altri.

    Insomma, nel modo stesso in cui descriviamo un sintomo possiamo cominciare a ravvedere un significato che riguarda la nostra vita. Se poi a questo uniamo anche il significato simbolico della zona colpita dal sintomo allora possiamo arrivare a una comprensione maggiore del messaggio che lo psicosoma ci vuole inviare. In tal senso, dunque, non è la psiche a causare i sintomi.

    Interpretare i messaggi

    In questo senso quindi la malattia non è un caso fortuito, non è solo qualcosa di fastidioso e doloroso di cui liberarsi: è il messaggio del nostro migliore amico sulla Terra, ovvero proprio quel corpo che noi vogliamo mettere a tacere; esso ci avverte che, da qualche parte dentro di noi qualcosa non va, che ci stiamo allontanando dal nostro vero Sè, che stiamo perdendo noi stessi, che ci stiamo confondendo con cose che non ci appartengono e che ci fanno star male. I messaggi dei sintomi devono essere correttamente interpretati prima di essere eliminati con le medicine: se un messaggio (un sintomo) è correttamente interpretato e se agiamo di conseguenza, esso non è più necessario e può scomparire.

    Messaggi evolutivi

    Leggere i disagi in chiave psicosomatico-simbolica permette di smettere di vederli come un problema o una tara e di considerarli invece come una risorsa e una possibilità. Questo perché un disturbo qualunque, fisico o psichico, che irrompe nella nostra vita, lo fa all’improvviso, senza una ragione apparente. Cerchiamo cause che spesso non riusciamo a trovare, peregriniamo di medico in medico, di esame in esame, di visita in visita, per arrivare ad avere le idee più confuse di prima nella totale impotenza e frustrazione. E se invece vi dicessi che dietro qualunque sintomo c’è un messaggio evolutivo? Da un lato questa è una grande risorsa, perché finalmente possiamo capire cosa quel sintomo vuole dirci della nostra vita e ci attribuisce la totale responsabilità su di essa e il suo cambiamento. Ma dall’altro ci mette di fronte alla necessità di questo cambiamento, nella consapevolezza a quel punto acquisita che quel sintomo non ci abbandonerà mai finché non rimuoveremo le condizioni interiori che lo hanno generato. Una responsabilità, quindi, che al tempo stesso ci libera e ci fa paura.

    Il perché di questo libro

    Questo libro è stato quindi scritto proprio ad un duplice scopo:
    1. Esplorare i meccanismi attraverso cui la psiche si manifesta nel corpo
    2. Come individuare il messaggio nascosto nel sintomo e iniziare a disinnescarlo
    È un libro particolarmente adatto agli operatori olistici di qualsiasi livello ma anche il “profano” lo può leggere agilmente e cominciare a fare luce sul mondo dimenticato dei rapporti mente/corpo


    L’anima nel corpo

    Ringraziamo l’autrice dell’articolo, la dott.ssa Chiara Pica, in psicologia con approccio Psicosomatico

    Fin dalle scuole superiori sviluppa inclinazione per le tematiche legate alla psicologia.
    Durante gli anni universitari, allontanandosi progressivamente dalla mera dogmatica accademica, inizia ad esplorare in modo attivo i rapporti mente – corpo.
    Dopo una profonda crisi personale, si avvicina ed integra ulteriori contenuti, spaziando tra le antiche filosofie orientali e le moderne tecniche psico-energetiche.
    Rivoluziona grazie a questi elementi il suo modo di lavorare, andando oltre i concetti di “sostegno psicologico” e di “terapia” per elaborare il suo approccio come Evoluzione Interiore Psicosomatica, con il quale cerca di condurre le persone alla riscoperta del proprio vero Sé, al di là di credenze limitanti, schemi mentali depotenzianti, false identità, aspettative esterne, blocchi e paure.

    Chiara Pica

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