Amo raccontare storie.
Con un racconto le informazioni si trasmettono anche attraverso l’immaginazione, l’empatia e l’immedesimazione. Potete trovare mille articoli, saggi e libri che spiegano in maniera semplice o iper complessa e dettagliata cosa sia l’auricoloterapia.
Quello che faccio oggi qui è raccontare la mia storia con l’auricoloterapia: la pratica di riequilibrio del sistema nervoso che mi ha spinto a trasformare la mia vita. Voglio infatti trasmettere il potere delle mie orecchie, che possono anche essere le vostre.
“A me le orecchie” dunque, iniziamo.
Il mio passo deciso verso il benessere e la salute
Nel 2019 lavoravo come formatrice in un progetto europeo di educazione non-formale sui pendii dei Pirenei francesi. Per la prima volta collaboravo con Davide. Formatore anche lui, ma solo come lavoretto; era un giovane imprenditore di successo, con diversi business attivi.
Uno di questi era l’auricoloterapia. Quando mi ha spiegato di cosa si trattasse mi sono detta “ma che stupidaggine”; era solo il primo giorno.
Fumavo al tempo. Fumavo molto. Mi rollavo una media di 20-25 sigarettine al giorno. Sigarettine, sì, perché ci mettevo poco tabacco, così mi facevano “meno male”. Fumavo anche tabacco non trattato e con cartine e filtri biodegradabili, per sentirmi meno in colpa.
Lui aveva smesso di fumare anni prima e rimaneva comunque non giudicante al mio fianco, ogni volta che mi accendevo una sigaretta. E sorrideva alle mie sarcastiche battute “fumo come una segretaria dei film degli anni Sessanta” o quando canticchiavo “sigarette mai spente”.
L’inizio del cambiamento
Dopo 10 giorni con 36 giovani di 8 paesi diversi e attività senza fine sotto ogni sorta di intemperie, notti quasi insonni e poche ore dalla ripartenza, siamo seduti sopra una vigna e mentre ammiriamo in stanchezza e leggerezza la campagna lui mi dice “ma pensa Elena che bello se tu tornassi a casa e ti chiedessero com’è andata qui, e tu rispondessi che è andata così bene che hai anche smesso di fumare”.
Tira fuori dalla tasca dei pantaloni un caricabatterie del cellulare e mi dice “se vuoi, ti regalo il trattamento per smettere di fumare fatto con questo mezzo di fortuna, funzionerà lo stesso”. Mi rispiega quello che mi aveva detto il primo giorno, ma ora mi fido di lui e lo ascolto davvero.
Mi prende l’orecchio e con i ferretti del caricabatterie mi preme alcuni punti del padiglione, un po’ rido, un po’ sento fastidio. Ma decido di prendere quella bizzarra e improbabile occasione per fare del bene a me stessa e smettere davvero di fumare. Mi dà qualche sommaria spiegazione, al suo solito, con eccesso di sintesi.
Gli consegno il mio borsello di tabacco. Mi dice “sei un”ex fumatrice ora”. Come mi aveva detto, in 2 giorni mi viene disgusto per il fumo e mi aumenta la stanchezza. La voglia di fumare mi viene, mi viene tanto ma se solo sento o immagino il fumo mi fa uno schifo indescrivibile. Ogni volta che mi viene voglia di fumare è una prova dura, ma ogni voglia dura sempre meno ed è meno intensa; tra l’una e l’altra iniziano a esserci intervalli maggiori.
La prima settimana inizio a sputare catarro di tutti i colori e nonostante sia primavera inoltrata, mi viene una tosse proprio per sradicare quelle schifezze dai miei polmoni. Cambia l’odore del mio sudore. Il mio corpo è totalmente impegnato a liberarsi del fumo e dei suoi residui.
Insomma, dopo qualche settimana di malessere e malumore dovuto alla disintossicazione mi sento davvero un’ex fumatrice. La mia vita cambia ed esploro i miei lati oscuri, quelli che la nicotina soddisfaceva e che ora rimangono scoperti. Inizio ad affrontare alcuni miei fantasmi e ad apprezzare i benefici del non essere più una tabagista.
Recupero il fiato, dormo meglio, mi sveglio meglio, etc. tutte le belle cose che vengono inutilmente dette a un fumatore per convincerlo a smettere e che quando accadono acquistano un valore inaspettato.
La mia nuova vocazione professionale
Passano i mesi e passa un anno e un po’ di più. Io e Davide abbiamo iniziato diverse collaborazioni professionali. Finché un giorno, per scherzo, durante una telefonata abbozziamo ridacchiando e fantasticando come fanno due mocciosi mentre pianificano una marachella, che anch’io impari l’auricoloterapia per fondare un centro nella mia città.
Dopo la chiamata, questa cosa sembra meno assurda di quanto pensassimo, ci richiamiamo presto e da imprenditori progettiamo la cosa, con la naturalezza e la fluidità di qualcosa che accade proprio perché deve accadere, proprio qui e proprio ora.
Inizio a studiare l’auricoloterapia su internet, sui portali di letteratura scientifica a cui ho ancora accesso grazie al dottorato precedente. Compro il mio primo libro. E studio.
Un giorno dico a mia madre “ho deciso di fare l’auricoloterapeuta” e mi aspetto che risponda distruggendo questa mia impresa. Con stupore le sento dire “ma sai che anche la zia Ice faceva una cosa simile? quando ci vediamo ti racconto”. Al nostro primo incontro mi dà un sacchettino con dentro due vecchi ferri con cui mia prozia cauterizzava le orecchie delle persone che andavano da lei per farsi guarire dalla sciatalgia. Mi dice “prima di morire la zia me li ha dati affinché continuassi la sua missione, io non l”ho fatto, si vede che toccava a te”. Non l’avevo mai saputo, mia zia è morta che io ero ancora alle elementari.
Evidentemente l’auricoloterapia è nei miei geni e nel mio destino.
Arriva il momento di mettere in pratica
È il momento della pratica. A fine estate 2020 salgo a Torino per vedere come si fa, carpirne la manualità e mettermi alla prova. Affianco Davide e scopro che mi viene bene. Ricevo dritte, indicazioni, un kit di cerottini con semi di vaccaria, un elettrostimolatore e un laser a luce pulsata, ah sì, quasi ci dimentichiamo della penna a pressione! Acquisto gli strumenti di Davide del Centro Auricoloterapia Torino, lui se li compra nuovi. Mi regala un vecchio lettino che sua zia, medico, che aveva inaugurato il centro con lui prima di andare in pensione, ormai non usava più. Ho tutto quel che mi serve per partire a un prezzo di favore.
Salgo sul bus e riparto. Parto per inaugurare, in 3 settimane, Centro Auricoloterapia Perugia. Il cuore mi batte a mille. Passo per Verona, da mia madre, e sperimento su di lei un trattamento antistress. Poi arrivo a casa, a Perugia, e faccio al mio compagno quello per la fame nervosa. Ho fatto i primi trattamenti, che emozione. Raccolgo con bramosia le sensazioni che ne conseguono.
Inizio a curare la pagina Facebook del centro, trasformo la mia stanza degli ospiti in uno studio. Leggo e studio ancora. Parte la pubblicità e a fine ottobre, prima del previsto, arrivano le prime chiamate. Centro Auricoloterapia parte. Lo sperimento per tutto il 2020 dentro casa. L”esperimento va bene. È ora di professionalizzarsi.
Così cerco uno studio e dopo tanta bassa manovalanza, sacrifici economici e grazie a oggetti donati da diverse persone, ho uno studio bellissimo, accogliente e pronto per essere lo splendente Centro Auricoloterapia Perugia. Siamo in primavera 2021. Le cose vanno bene. Benissimo.
Divento più sicura nell’eseguire i trattamenti, credo di più in me e sempre più nella disciplina. Un altro segno del destino mi spinge ad approfondire il percorso di auricoloterapia: a febbraio inizio ad andare in Repubblica di San Marino una volta al mese, poi ogni 15 giorni. La gente viene, la prova e se all’inizio mi soffermavo sugli scontenti, col tempo questi sono sempre meno e mi concentro sui successi.
Tanti passi in avanti
Che sorprese e che doni ogni volta. Le persone si sorprendono a loro volta dei risultati che ottengono e a me si apre il cuore. E accolgo la sorpresa. Accolgo anche quando le cose non vanno come vorrei. Scopro che il mio trattamento preferito non è quello per smettere di fumare, ma quello per lo stress e per il dolore. Esploro le mie resistenze verso quello per il dimagrimento e la situazione finanziaria.
Ad ogni mio passo avanti, l’auricoloterapia mi fa da luce. E le persone arrivano, i clienti sono felici. Trovo professioniste e professionisti di spessore con cui nascono talentuose collaborazioni. A San Marino lavoro con un fisioterapista, a Perugia con una nutrizionista e un osteopata. Un’operatrice olistica mi ha proposto di andare a esercitare anche da lei, a Rovigo. Aspetto quel momento con gioia.
Aveva ragione mia mamma, quando mi diceva che se una cosa deve accadere, accade in maniera semplice. Gli ostacoli dei miei precedenti percorsi lavorativi assumono ora un senso nuovo. Ma sono convinta che se non c’avessi messo del mio, sarebbe stato un treno che avrei visto passare senza salire. Sono grata al potere delle mie orecchie. E a me per averlo accolto.
Sono auricoloterapeuta, sono felice, sono Elena.
Ringraziamo l’autrice dell’articolo Elena A. Russo – Centro Auricoloterapia
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