Nel corso della nostra vita impariamo che esiste una legge cosmica universale che ci accompagna nel quotidiano, la sua utilità è quella di aiutarci ad accettare ed a vedere i cambiamenti che inevitabilmente possiamo trovare nel nostro cammino.
Questa Sacra lezione è traducibile in una parola: Adattamento
Questa parola può coinvolgere anche antiche tradizioni come lo Sciamanesimo.
Adattarsi, Accettare sono i vocaboli più consueti per spiegare un fenomeno che si è fatto largo da alcuni anni nel mondo di chi vuole imparare a suonare Il Tamburo Sciamanico senza utilizzare l’uso delle pelli di origine animale le quali sono sempre state impiegate nella loro costruzione.
L’uso delle pelli nel tamburo tradizionale
Non solo la tradizione Amerindia ritiene questo strumento un potente e valido aiutante nelle Sacre Cerimonie ma seconda delle zone geografiche ognuno predilige un tipo di pelle di animale per il proprio Tamburo.
I nativi professano che le pelli adatte sono quelle di animali con le corna, il motivo è semplice e molto profondo, difatti questi ultimi sono in perfetto equilibrio con la terra (su cui camminano) e con il cielo (le cui corna fungono da antenne che ricevono l’energia dall’alto.

L’apertura ai materiali alternativi



Il cambio di coscienza e la maggior sensibilità nelle persone che hanno intrapreso il viaggio della scoperta di se stessi ha portato ad un adattamento nell’uso dei materiali per la costruzione Sacra del Tamburo Sciamanico, ritenuto impensabile sino a qualche decennio fa.
Come costruttore di Tamburi Sciamanici la domanda più ricorrente a cui vado incontro è se usando materiali di origine plastica, il risultato ottenuto è identico a quelli dell’antica tradizione di origine animale, la mia risposta personale è assolutamente si, ma non tutti gli addetti ai lavori come me hanno la mia stessa opinione.
Quando si usano i tamburi seguendo l ‘antica tradizione si usufruisce anche dell’energia dell’animale.
Quando parliamo di Sciamanesimo parliamo di Spiriti, di Energie che non si vedono ad occhio nudo per questo motivo durante la costruzione di questo alleato lo spirito dell’animale può essere una forza in più.
È importante precisare che uno degli usi specifici che si fa è quello della preghiera, della comunicazione con il Grande Spirito e per questo motivo che anche se il tamburo è in plastica Dio ci ascolta ugualmente e quindi non c’è una reale differenza finale.
Tutti i due tipi di tamburi portano i nostri intenti se fatti con il cuore puro ed un buon focus.
La differenza sostanziale è solamente nei materiali, animali da una parte e sintetici dall’altra.
Vi voglio raccontare un esperienza vissuta direttamente poco tempo fa durante un esposizione diretta dei tamburi vegani: mentre ero intento a parlare con un amico si è avvicinato un uomo di una buona statura e con molto garbo, ed un sorriso smagliante inizia a raccontarci i suoi pensieri sui tamburi vegani.
Quello che maggiormente mi ha colpito oltre al contenuto della sua frase era la sua cadenza Veneta che lo rendeva istintivamente simpatico, così si girò verso di noi e brandendo un tamburo sintetico ci disse con voce ferma
decisa: ” siiii vegani, dai sù…. se la plastica arriva dal petrolio e il petrolio dagli animali come fanno ad esser vegani?”
A voi la vostra risposta….
Quello che mi è stato insegnato è l’importanza di ringraziare lo Spirito della pelle e di tutti i materiali usati per la costruzione, ho notato però che per le persone che seguono una visione vegana non è sufficiente la preghiera ed il ringraziamento e quindi prediligono materiali etici.
Volendo essere precisi ad usare materiale alternativi non è solo per seguire una filosofia nel rispetto della vita nei confronti dell’animale usato, ma spesso è anche una questione di pura praticità, dovuta dal fatto che la pelle di animale è sensibile ai cambi climatici, soprattutto quando si vive in luoghi con un buon tasso di umidità.
Per terminare questo articolo in bellezza: non tutti gli addetti ai lavori tollerano un tamburo senza la sua natura animale, ma si sa il mondo è bello perché è vario.
Lorenzo La Rosa
Ringraziamo Lorenzo, autore dell’articolo
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