DI Subala Vassallo
Durante le mie lezioni nei weekend e vacanze yoga che propongo, mi adopero per non fare creare distrazioni agli allievi, portandoli invece in uno spazio dove sviluppare l’attenzione ma non sull’impatto fisico. Insegno alle persone a non avere fretta di entrare o uscire dagli asana, a non praticare in presenza di fastidio/dolore e soprattutto a non assumere un atteggiamento competitivo. Insegno piuttosto ad esercitare la propriocezione, di sentire il corpo e la fluidità del respiro che sempre ci accompagna e l’equilibrio che tutto ciò ci apporta.
Il terzo “anga” dello yoga secondo Patanjali è “asana”; questa parola deriva dalla radice sanscrita “as” che si può tradurre come “essere, stare quietamente senza interruzioni”. Questo implica sì la comodità, ma soprattutto una buona e onesta comunicazione con il nostro corpo.
Del resto il termine asana non va mai interpretato come un esercizio fisico fine a sé stesso, ma come una postura che ci conduce alla meditazione, all’ascolto del nostro corpo e del nostro respiro.
La stabilità Sthira e la comodità Sukham durante gli asana, ognuno le può raggiungere solo individualmente sviluppando la consapevolezza dello stato del proprio corpo e della propria mente. Questo nel momento preciso e modificandoli gradualmente, nel caso: ciò accade solo attraverso la pratica attenta e guidata, soprattutto all’inizio.
La pratica attenta porta cambiamenti significativi nel nostro corpo, nel nostro respiro e anche nella nostra attitudine mentale.
Per questo motivo propongo con una certa frequenza il raccoglimento dopo un asana o un gruppo di asana. Negli asana di raccoglimento abbiamo modo di osservare il nostro respiro e conoscerlo meglio, possiamo sentire i messaggi del corpo, dov’è rilassato e dov’è teso e osservare il nostro stato d’animo. Possiamo osservare se siamo sereni o nervosi, se siamo giudicanti o contemplativi, se siamo per l’appunto nel “qui e ora” o se la nostra mente (come spesso succede) sta vagando altrove.
Quando riusciamo a diventare consapevoli delle ultime cose scritte, allora la nostra pratica attraverso il corpo può diventare più facilmente “Sthira – Sukham – Āsanam” e ovviamente ciò si estenderà ben oltre il corpo!
“Sthira – Sukham – Āsanam”
“La Postura (Āsanam) è Stabile (Sthira) e Confortevole (Sukham)”
✴ Yoga Sutra – Patanjali ✴
Ringraziamo l’autrice dell’articolo Subala Vassallo
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La stabilità e la comodità nello Yoga
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